lunes, 27 de abril de 2015

Around al Bellini di Napoli

Peccato, veramente peccato. Al Bellini lo spettacolo “around” è stato solo per due giorni e chi non ha avuto la fortuna o l’occasione di vederlo si è perso un cast di ballerini bravo, professionale, divertente. Quasi due ore di Hip Hop,di Street dance che diventa manifesto dell’integrazione. Una valigia smarrita in aeroporto, viene rimbalzata in ogni angolo del mondo. Toccando America latina, Africa, sino ad arrivare a New York, girovagando incontra culture, razze, costumi diversi. il suo viaggio è gioioso ma anche ironico e come detto spettacolare. La crew degli MNAI’S – vincitrice tra l’altro di tre edizioni di seguito dello Street Fighter World Tour - annovera alcune eccellenze riconosciute a livello mondiale nell’ambito dell’hip-hop e non solo. Si tocca il tema dell’integrazione, con la diversità di stili presenti nella Crew multietnica, formata da 7 ballerini e 3 ballerine, la comunicazione è l’ acrobazia della Street dance alla danza classica e contemporanea - confluiscono in un flusso comune di racconto. C’è Carlos, italiano ma originario del Congo, oggi uno dei ballerini di hip hop più apprezzati nel mondo Simone Panzera, tra i primi quattro ballerini del mondo della disciplina del poppin’; Marco Cristoferi, interprete di breakin’, Xu Ruichi - ballerino cinese italiano di prima generazione, pratica l’hip hop e la new style Imad Kerrachi, uno dei breaker più apprezzati sulla scena internazionale nonostante la giovane età. Mattia Quintavalle che pratica hip hop new style dai sapori caraibico/giamaicani; Enrico Savorani anche lui specializzato nel breaking Lidia Carew: di madre italiana e padre nigeriano che ha perfezionato studi di danza in alcune delle migliori scuole americane dove ha studiato il suo stile modern - contemporaneo. Jessica Sala, ballerina di modern jazz e specializzata in discipline come voguing e girly style; infine, Beatrice Restelli, l’artista più giovane della compagnia, di formazione classica. l’apporto della tecnologia video digitale di cui si avvale Around, un complesso sistema di proiezioni e cortometraggi dà l’ impressione allo spettatore di essere anche lui trasportato nei paesi toccati da questo giro del mondo in danza. I ragazzi, sono promossi a pieni voti. Il pubblico applaude e alla fine canta sulle note di “The Wall” dei leggendari Pink Floyd. Il teatro è immaginazione ma, spesso la danza e la musica, sono le strade per giungere alla realtà virtuale ancora più velocemente.-

lunes, 20 de abril de 2015

qualcuno volò sul nido del cucùlo

Il 31 marzo, finalmente, hanno chiuso gli OPG in Italia, ed ironia della sorte, al teatro Bellini va in scena Qualcuno volò sul nido del cuculo adattato sapientemente dallo scrittore Maurizio de Giovanni e con la regia di Alessandro Gassman. La trama, conosciutissima, a teatro fu data da Dale Wassermann nel 1971, poi la fortunata versione cinematografica con protagonista con un super Jack Nicholson. Questa volta la storia viene trasportata sullo sfondo di una scenografia completamente differente, distante migliaia di chilometri da quella originale: Siamo all’ Ospedale psichiatrico di Aversa nel 1982, laddove la nazionale italiana vinse i mondiali. Randle McMurphy diventa Dario Danise, irriducibilmente napoletano, e l’infermiera Ratched si trasforma in Suor Lucia. Prima una conferenza stampa, con Maurizio de Giovanni, il regista Alessandro Gassman e i due attori Daniele Russo ed Elisabetta Valgoi poi tutti al teatro a ricevere i meritati applausi. Dalla prima si è, immediatamente capito, che sarebbe stato un successo. Si è dimostrato con certezza che il gioco di squadra paga e viene sempre riconosciuto. Ognuno nel suo ruolo come spesso dice De Giovanni, tifosissimo del Napoli sapendo perfettamente che in campo vanno i giocatori che devono dimostrare tutto il loro valore. Sul palco si avverte subito il conflitto tra le follie dei pazienti, i deliri di Suor Lucia, autrice di regole infrangibili e soffocanti. Chi nell’ospedale psichiatrico è volontariamente rifugiato cerca di scappare proprio dalle regole di una società opprimente, che soffoca gli istinti vitali e il diritto alla felicità di quelli che vengono definiti “matti”. Il protagonista Dario Danise, affetto da disturbo istrionico della personalità, attacchi di collera e sessualità compulsiva. È facile immaginare che lo scontro tra lui e la severa religiosa sarà inevitabile e che l’internato dovrà ritrovarsi a tener testa alle provocazioni e alle prese di posizione di entrambi. Gassman , regista ed ambasciatore per l’UNHCR, si concentra sul grande tema vero protagonista dello spettacolo: la libertà. Danise è un cane sciolto, nato dei bassifondi e più volte incarcerato, sovverte di continuo le leggi create dalla severa Suor Lucia, madrina di un ordine perfetto e inattaccabile, in un disperato anelito di indipendenza. Gli attori hanno la possibilità di improvvisare liberamente, senza porre schemi prefissati e razionali, permettendo così una completa spontaneità emotiva. Alla fine, il dramma, la tragedia. Nelle case di cura o manicomi o opg si attuava una pratica terribile: la lobotomia: era un intervento conosciuto anche come leucotomia. Il risultato era il cambiamento radicale della personalità. Il protagonista lo riceve e quindi, restituito alla scena senza anima, come vegetale. I compagni di sventura, solidarizzando con Dario Danise e capendo che si tratta di uno stato, purtroppo, irreversibile, lo sopprimono per pietà. Applausi a scena aperta, come già detto, anche se lo spettatore lascia il teatro riflettendo sulle atrocità che spesso si commettono in nome di una presunta legislazione vigente ed un potere assurdo nelle mani delle autorità.-

sábado, 5 de abril de 2014

EXIT

EXIT AL PICCOLO BELLINI

A e B sono una coppia, ma c'è qualcosa che non funziona più. Questione di affari interni, tra il professore universitario e sua moglie. Parlano tra loro e con il pubblico, per capire quali siano i motivi della crisi che si rivelano molteplici: la politica, i figli, il non averli, il sesso, la gelosia e persino una storia di calzini. La loro storia non sembra avere più sbocchi e vanno alla ricerca di se stessi fuori casa. Oramai è questione di affari esteri. Inutile dire che fuori dal nido si imbatteranno in altri personaggi: C, una giovane studentessa universitaria e D, un altro uomo, destinato molto probabilmente ad essere il trait d'union dei loro destini



Davide contro Golia: Exit contro Arancia meccanica. Il primo al piccolo bellini, il secondo nell`immenso Bellini. Lotta impari, laddove al contrario del mitologico scontro vince Golia. Ma “Exit” nonostante tutto ha retto bene perchè:

Innanzitutto il regista è Fausto Paravidino, autore 35enne, il cui talento è riconosciuto in Italia ma anche all`estero, poi  perchè lo spettacolo è un continuo immedesimarsi nei personaggi. Ognuno di noi pubblico, sarà stato qualcuno di loro. Personaggi senza nome, con insicura personalità, con drammi interni vissuti giorno dopo giorno. Un quotidiano che spesso,  non lascia spazio all`amore, alla fantasia, alla voglia di fare. Rapporti di coppia che spesso si sfaldano per un nonnulla, per una frase detta male, o non detta. Immediatamente ci si lascia, cercando poi di ricostruirsi una vita con una anima gemella che sicuramente verra, ma che spesso è la fotocopia della precedente o talvolta anche peggio. Per cui si ritorna a riflettere sulla vita che se ne sta andando, sugli errori commessi, sulla possibilità di ritornare indietro e riprendersi la vita passata.
Si tratta di una commedia tutta dedicata alla crisi di coppia. Certamente non un tema nuovo, e il merito di Paravidino sta nell’affrontarlo con autoironia. A farla da padrone è la voglia di giocare con il pubblico e il teatro stesso (con tanto di tecnici che entrano in scena come veri protagonisti).
“Exit” è un’opera riuscita, in cui ci sono momenti tragicomici, e momenti di riflessione.